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Negli echi della voce che Virginia Woolf ha saputo dare alla Hogarth Press, risuona il silenzio di Vanessa Bell. Presenza costante e discreta, ma non nell’ombra: la sua dimensione è quella nitida e cristallina delle luci, delle forme e dei colori.


Sorella maggiore di Virginia, Vanessa Bell è stata una delle persone più influenti nella sua vita di donna e di scrittrice. Per le sorelle Stephen, in effetti, vita artistica e vita privata sono sempre state fortemente legate ed interdipendenti: d’altro canto, la loro iniziazione artistica è avvenuta proprio tra le mura domestiche, sotto l’egida del padre Leslie. Letterato di professione, Stephen coltivava anche l’hobby del disegno, che presto estese a tutta la famiglia: era infatti una tradizione per gli Stephen passare del tempo insieme dipingendo. L’attività creativa, quindi, fu da subito vissuta in senso comunitario dalle due sorelle che, partendo da questi momenti ricreativi familiari, svilupparono la loro inclinazione per le arti visive insieme a una profonda connessione tra arte e famiglia, nonché tra il loro fare arte: in nuce, quello che sarebbe stato il loro continuo scambio e parallelismo nel processo creativo, alimentato anche dalla loro esperienza comune al Bloomsbury Group, che permise loro di sperimentare una formazione continua sia dal punto di vista della scrittura che da quello delle arti visive.

Nonostante l’interesse condiviso per ambedue le forme d’arte e diversi tentennamenti – soprattutto da parte di Virginia – ognuna delle sorelle ben presto effettuò la sua scelta, privilegiando l’uno o l’altro mezzo di espressione. Fu così che la giovane Vanessa Stephen iniziò a dedicarsi essenzialmente alla pittura: forte della sua inclinazione personale ma anche degli studi effettuati con Sir Arthur Cope e, alla morte di quest’ultimo, presso la Royal Academy, presto diventò una dei più importanti esponenti della pittura londinese del Novecento.
Come pittrice, infatti, Vanessa Bell si distinse grazie alla sua particolare visione dell’arte – che fondeva atmosfere impressioniste a moduli post-impressionisti – e per il fatto di essere, citando Frances Spalding, “a leading colourist” della sua epoca. Dal suo genio creativo nacquero quindi una serie di opere che spaziano dai ritratti (come quelli della sorella, o quello della figlia Angelica, di Roger Fry, di Lytton Stratchey…), ai paesaggi, alle incisioni, alle copertine e illustrazioni di opere letterarie.

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Ritratto di Virginia Woolf (1912), di Vanessa Bell

Il legame embrionale tra famiglia e arte e la forte identificazione ed ammirazione che le due sorelle provavano l’una nei confronti dell’altra – sebbene a volte minata da una sottile gelosia, soprattutto da parte di Virginia – non poteva, però, non sfociare in una serie di felici collaborazioni: pienamente coinvolta nel processo creativo di Virginia, Vanessa diventò un elemento imprescindibile ed irrinunciabile per la Hogarth Press sotto molti punti di vista.
È importante notare, infatti, come non ci sia uno tra i romanzi pubblicati da Virginia Woolf che non sia stato sottoposto al vaglio di Vanessa: consapevole dell’esistenza di quella profonda comprensione artistica reciproca, Woolf teneva in gran conto l’opinione della sorella e attendeva con trepidazione i suoi responsi, che avevano un grande ascendente sulla percezione stessa dei propri lavori. Scrive ad esempio nel suo diario, il 6 marzo 1921:

Nessa approves of Monday or Tuesday – mercifully; and thus somewhat redeems it to my eyes.

Bell, tuttavia, non era soltanto la silenziosa presenza dietro le stampe della Hogarth: era soprattutto presente, attraverso il silenzio delle sue linee e dei suoi colori, all’interno di esse. Non solo fu capace di regalare felici connubi tra scrittura e pittura, ad esempio nelle sue decorazioni per Kew Gardens, ma fu anche l’autrice delle copertine dei romanzi della sorella.
Le copertine di Vanessa, in continuo dialogo tra loro e con i testi cui fanno riferimento, colgono e rievocano i contrasti psicologici che tanto affascinavano Virginia e che i suoi personaggi sperimentavano a livello inter e intrapersonale. Nelle copertine, così come nelle illustrazioni, Vanessa Bell ricreava queste tensioni contrapponendo il nero al bianco o agli altri colori, utilizzando i motivi floreali usati dalla stessa Woolf per evocare la brevità effimera della vita, così come altri simboli ricorrenti nei romanzi combinati insieme a elementi astratti quali linee, forme e colori.

La copertina di Mrs. Dalloway (1925), realizzata da Vanessa.

Vista la profonda e mutua comprensione ed identificazione, nessuna meglio di lei avrebbe saputo tradurre nel linguaggio silenzioso delle forme e dei colori i pensieri e la natura di Virginia Woolf: Vanessa Bell, perciò, può essere a ragione considerata l’anima visiva della Hogarth Press, essendo stata in grado di dare alle sue stampe un carattere unico e riconoscibile fin dalla prima impressione.

 

 


⇒ Per saperne di più: Diane F. Gillespie, The Sisters’ Arts: the writing and painting of Virginia Woolf and Vanessa Bell, Syracuse, Syracuse University Press, 1988.

One thought on “Vanessa Bell: la Hogarth in forme e colori

  1. Pingback: Vanessa Bell: la Hogarth in forme e colori — reading Hogarth – Alla scoperta delle donne

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