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La lezione di Roger Fry e degli Omega Workshops è un elemento imprescindibile per comprendere appieno lo stile e la sensibilità di tutta l’esperienza Hogarth.


Pittore, storico dell’arte e fine critico, Roger Fry  è stato uno dei membri più illustri del Bloomsbury Group, e una delle personalità più vicine a Virginia Woolf: ne è testimone la biografia (Roger Fry: A Biography, 1940) che scrisse su di lui.

Dobbiamo a Roger Fry la coniazione del termine ‘post-impressionismo’, che compare anche nel nome di una celebre mostra che allestì alle Grafton Galleries di Londra dal novembre 1910 al gennaio 1911, ovvero Manet and the Post-Impressionists.
Oltre 150 erano le tele esposte: soprattutto Cézanne, Gaugain, Matisse, ma anche Seurat e addirittura Picasso. Fry, che aveva compiuto studi all’estero ed era stato direttore del Metropolitan Museum di New York, avvertiva un forte senso di vecchiume dell’arte inglese, che all’epoca sottostava ancora ai rigidi dettami della Royal Academy of Arts, impegnatissima a voler ribadire l’insulare senso di Englishness anche nell’arte: paesaggi e scorci di brughiera e quadretti campestri erano i soggetti preferiti di un gusto che non era altro che una propaggine vittoriana, ormai superata.

La mostra fu un evento formidabile. Scrisse Vanessa Bell che “è impossibile che qualsiasi altra mostra possa aver sortito un effetto così grande come fece questa sulla nuova generazione”. Dello stesso parere è Virginia, che in Roger Fry: A Biography scrive “La letteratura era danneggiata da una pletora di vecchi abiti. Cézanne e Picasso aveano indicato la strada: gli scrittori dovevano gettare al vento la rappresentazione e seguirli”. Queste sono le opinioni delle sorelle Stephen, amiche di Fry e capaci di comprendere ed aprirsi alle novità provenienti dal continente; la maggior parte dei visitatori, invece, trovò la mostra “pornografica”.

Fry non si sorprese. Quel pubblico non era pronto per apprezzare artisti il cui scopo, a suo dire, “non è di esibire la loro abilità o far mostra della loro conoscenza, ma solo di provare a esprimere in forme pittoriche e plastiche certe esperienze spirituali”.
Lo stesso scopo animò la creazione, assieme a Vanessa Bell e Duncan Grant degli Omega Workshops, che aprirono ufficialmente l’8 luglio 1913 al 33 di Fitzroy Square, ovviamente a Bloomsbury.

Private view card for Omega Workshops Ltd, 33 Fitzroy Square, London.

Invito per gli Omega Workshops, realizzato da D. Grant (1913?).

Roger Fry (ma anche gli altri membri del Bloomsbury) avvertivano la necessità di colmare lo scarto tra l’ingenua e intrinseca artisticità dell’uomo e la bruttezza della vita quotidiana, riempita di oggetti brutti e seriali. Si proponeva dunque una vera etica della decorazione: sedie, tappezzerie, lampade dovevano attivare una spontanea e primitiva connessione con gli utilizzatori, mediata solo dal buongusto: da qui la decisione dell’anonimato collettivo, poiché la personalità dell’artista non doveva disturbare la connessione tra l’opera e la sua fruizione.

Molti sembrano i punti di contatto con i laboratori dell’Arts and Crafts, ma pure notevoli sono le divergenze: mentre Morris rivolgeva l’attenzione alla pregiata finezza e all’abilità manifatturiera, gli Omega Workshop sono molto più incentrati sulla spontaneità creatrice (influsso indubbiamente fauvista). Inoltre, la ricerca del bello (che in epoca vittoriana coincideva spesso con il pretty – il grazioso) veniva molto contestata, in favore di un più diretto piacere estetico.

Come egli stesso dichiarò nel 1913:

It is time that the spirit of fun was introduced into furniture and into fabrics.  We have suffered too long from the dull and the stupidly serious.

Lo stesso ‘spirit of fun’ che motivò i Woolf a fondare l’Hogarth Press.

 

Impegno di Virginia e influenza sull’Hogarth Press


Virginia guardava con vivo interesse all’esperienza degli Omega, di cui condivideva la medesima insofferenza per il gusto vecchio, e la necessità per lei e per i suoi amici di ascoltare e interpretare la nuova musica del tempo (vedi a questo proposito Mr Bennett and Mrs Brown). Fu grazie agli Omega che Virginia si avvicinò alla tipografia: nel 1914, chiese all’amico Lytton Strachey di comporre il suo Ermyntrude and Esmeralda.
Oltre a mobili, tessuti, oggetti decorativi e suppellettili, agli Omega Workshops ci si occupò anche di tipografia: 4 libri furono stampati durante l’esistenza degli Omega:
-A. Clutton-Brock’s, Simpson’s Choice (1915)
-P.J. Jouve’s, Men of Europe (1915)
-R.C. Trevelyan’s, Lucretius on Death (1917)
-R. Fry, Original Woodcuts by Various Artists (1918)

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Lucretius on Death (1917), stampato dagli Omega Workshops.

L’esempio degli Omega era sotto gli occhi di Leonard e Virginia quando questi si decisero a fondare la Hogarth.
Se le affinità tecniche sono riconducibili principalmente all’uso di xilografie, alla composizione manuale, allo scarso numero di pagine e alla limitata tiratura, lo spirito a monte che animò entrambe le esperienze è il medesimo.
Uno spiccato dilettantismo, la volontà di sperimentare e la spontaneità sono gli atteggiamenti con cui sia all’interno degli Omega che alla Hogarth ci si accostava all’opera, spinti dalla medesima voglia di rinnovare il gusto, passando da quello austero, rigido e vittoriano a quello più fresco e moderno della nuova generazione.
E non stupisce che i libri della Hogarth furono decorati con xilografie di artisti che avevano condiviso l’avventura degli Omega, come Dora Carrington, Vanessa Bell o Duncan Grant. Vanessa e Duncan, inoltre, portarono avanti il gusto sviluppatosi da quell’esperienza grazie ai loro laboratori a a Charleston, dove vissero circondati da oggetti e arredi da loro disegnati.

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