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L’infanzia e la giovinezza di Virginia a Kensington: il bollettino familiare Hyde Park Gate News e la rilegatura dei libri di famiglia come preludio alla Hogarth Press.


In un inquadramento più generale delle pratiche editoriali in cui si inserisce la Hogarth Press, abbiamo passato in rassegna i due fenomeni dell’Arts & Crafts e delle private presses; in chiave reazionaria e anti-industriale, il primo promulgava un ritorno (per tematiche, pratiche, stili) all’età mitizzata del medioevo-umanesimo, età in cui, si riteneva, il lavoro manuale dell’uomo era puro e spirituale, e permetteva la realizzazione di opere uniche, imbevute di quello spirito sincero. Ne sono un chiaro esempio tutti i libri editi da Morris, in cui la bellezza risiede nel connubio di opera letteraria (immateriale) e fattura preziosa del libro.
Il fenomeno delle private presses, per quanto strettamente legato a quello del movimento Arts & Crafts, godeva di una maggiore libertà: oltre alla Kelmscott, alla Doves, alla Ashendene, tutte case editrici in cui l’impegno per produrre oggetti belli esteticamente era programmatico, dovremmo anche tenere conto dell’estensione di un fenomeno che ha più che altro lo statuto di un hobby, o di un divertimento aristocratico. Sicuramente è un fenomeno più difficile da indagare: libri, libelli, opuscoli venivano stampati per il gusto di passare il tempo, e non avevano quindi alcuna circolazione negli ambienti della cultura, anche se possiamo trovarne testimonianza in diari e documenti privati.
Si tratta, come abbiamo detto, di una tipica attività in cui si trovavano impegnati i figli della migliore società alto-borghese dell’epoca, a cui gli Stephen appartenevano a pieno titolo. Leslie Stephen (il padre di Virginia) era un coltissimo letterato; per quanto progressista, si preoccupò che l’educazione dei figli fosse conforme alle consuetudini vittoriane: disegno, danza, musica, ippica, e ovviamente istruzione in casa per le figlie femmine.

In casa Stephen, dove Virginia dimora fino alla morte del padre (1904)  non c’era un piccolo torchio, ma la passione per l’editoria era vivace: assieme ai fratelli Vanessa e Thoby, Virginia, che all’epoca aveva 10 anni, fonda l’Hyde Park Gate News, un giornale a cadenza settimanale (con numeri speciali per occasioni come il Natale) in cui si raccoglievano le cronache della casa, del vicinato, lettere,  e storie e racconti scritti e inventati dai fratelli.
Si tratta di un esperimento davanti al quale è facile lasciarsi sfuggire un sorriso; nondimeno, la lunga collaborazione a periodici quali il Times Literary Supplement può avere qualche eco in questo impegno di bambini.

Sempre giovanile, e non troppo nota, è un’altra attività manuale cui Virginia si dedicava con particolare attenzione: la legatoria. A partire da quando aveva 19 anni, Virginia aveva ricavato uno spazio tutto per sé nella vecchia nursery di casa Stephen, decorata con tende blu. Guidata dalla signorina Power, Virginia sperimentò molte tecniche: con la cugina Emma Vaughan passava pomeriggi interi a provare nuovi supporti, come il cuoio, il lino, la seta, la carta di Giappone. È una caratteristica che ritroveremo poi nei libri stampati per la Hogarth: spesso erano proprio i Woolf a rilegarli, e molti erano avvolti in materiali o carte speciali (importati dal continente). Virginia si divertiva a tal punto da inserire pure un proprio monogramma all’interno di un cuore stilizzato, come se fosse la marca di una bottega di legatoria.

lanzoniere

Canzoniere di Dante (1896), rilegato da Virginia.

Virginia teneva molto a questa attività. Nella sua biblioteca di Monk House era conservata una copia di Bookbinding and the care of books di Douglas Cockerell, un vangelo della legatoria moderna.

 

La Washington State Univerity possiede un gran numero di libri rilegati da Virginia, alcuni dei quali sono visualizzabili online.

Il risultato non ci colpisce molto per finezza tecnica o per l’elegante artigianato. Non è un caso che nonostante le migliaia di volumi cui aveva accesso nella casa paterna e di cui si circondò con Leonard, Virginia non fu mai una vera bibliofila.

Quello che traspare, tuttavia, è l’impegno “manuale”e lo spiccato sperimentalismo. Virginia passa pomeriggi a tagliare, incollare, cucire, comprare carte speciali. Una propensione simile a quella che animerà gli Omega Workshop di Roger Fry, e che rispecchia la concezione dei libri Hogarth.

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