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Se piccole presse, sulla scia delle idee promulgate dal movimento artistico dell’Art & Crafts, avevano riempito le sale delle magioni dell’aristocrazia inglese nell’ultimo trentennio dell’Ottocento, allo stesso fenomeno di costume si lega quello ben più raffinato delle preziose case editrici quali la Kelmscott o la Aschendene.

All’Arts & Crafts movement appartennero infatti alcuni dei migliori tipografi, illustratori, incisori che oggi ricordiamo. Li accomunava un disprezzo per la mancanza di poesia e artisticità dei prodotti industriali fabbricati in serie, spersonalizzati in favore della grande produzione: di suppellettili, mobilia, corredi d’arredamento, vetrate si criticava la pessima qualità e la mancanza di uno stile vero.
Le giustificazioni estetiche del movimento erano fornite principalmente da Augustus Pugin e John Ruskin: il primo fu il grande architetto che progettò il palazzo di Westminster, teorizzatore dello stile neogotico e artefice del gothic revival di fine ‘800. John Ruskin, critico d’arte ed esteta, riproponeva un ritorno alla purezza dello stile medievale-cristiano: l’opera d’arte, per Ruskin, doveva rivelare il connubio dell’uomo con la natura e l’etica.
Non stupisce, ovviamente, il fatto che molti appartenenti al movimento furono o ebbero stretti rapporti di amicizia e collaborazione con la Confraternita dei Preraffaelliti: uno dei più noti fu sicuramente William Morris.

Morris, che fino ad allora si era occupato principalmente di poesia, socialismo, architettura, aveva fondato nel 1861 con alcuni amici Preraffaelliti la Morris, Marshall, Faulkner & Co., un’azienda manifatturiera in cui produceva vetri temperati, tessuti, tappezzerie, decorazioni per mobili ispirati a modelli medievali. Per alcuni motivi e pattern Morris si era rifatto direttamente ad erbari e bestiari del medioevo.
Anche per le tecniche utilizzate Morris si ispirava in un modo rigorosamente filologico alle tecniche del passato: erano bandite tutte le tecniche che prevedevano l’uso di macchinari moderni, ed esaltato l’artigianato più puro.

Nel 1888 presso la New Gallery di Londra si tenne la prima esibizione dell’Arts & Crafts Exhibition Society, allora presieduta da Walter Crane. Generalmente si attribuisce a un intervento di Emery Walker (altro importante stampatore e membro del movimento) dal titolo Letterpress Printing and Illustration la passione di Morris per la tipografia.

Fu nel 1891, cinque anni prima della propria morte, che William Morris fondò la Kelmscott Press presso la propria abitazione ad Hammersmith; presto divenne la più famosa private press della nazione.

kelmscott

Marca tipografica della Kelmscott Press.

Così come per le altre arti decorative, Morris intendeva dare nuova dignità alla tipografia, slegandola dalle regole del mercato e della produzione industriale.

La fascinazione tardoromantica per il gotico e il medioevo (da intendersi anche come un altrove mitizzato e romanzato in cui rifugiarsi) è palese. Non solo alcuni caratteri composti da Morris sono gotici, ma gli stessi libri sembrano voler ricalcare i primi incunaboli: The Water of the Wondrous Isles (1896) dello stesso Morris, ad esempio, presenta il testo diviso in due colonne, glosse poste ai margini e capolettera che sembrano miniati. Senza contare il fatto che 6 copie furono stampate su pergamena.

Lo stesso dicasi per i testi stampati: The Water of Wondrous Isles è un’opera che riprende l’epica cavalleresca, amatissima da tutte le maggiori personalità del movimento. Una lista delle opere stampate dall’Arts & Crafts comprende anche i capolavori dell’eredità letteraria del passato, come La Divina Commedia (stampata dalla Ashendene Press), I fioretti di San Francesco o opere della letteratura inglese antica, come The History of Reynard The Foxe di William Caxton (primo tipografo inglese) o l’opera omnia di Chaucer: l’edizione di Morris è talmente bella da essere conosciuta tra bibliofili come il Kelmscott Chaucer.

kelmscott-chaucer

The Prioress’s tale‘ dal Kelmscott Chaucer (1896)

Il risultato di una stampa à la Arts & Crafts è un oggetto fine e pregevole, una vera opera d’arte in cui di fatto il contenuto è incarnato in un supporto specialissimo e unico: da qui la loro inscindibile unione. Il libro ideale, per Morris, doveva accogliere nella forma migliore e più artistica l’opera dell’autore.

Possiamo forse affermare lo stesso dei libri dei Lupi, come si firmavano scherzosamente Leonard e Virginia? Forse in parte, e assumendo per un istante la sensibilità della nuova generazione modernista.
Se le preoccupazioni grafiche ed estetiche non hanno mai riguardato né Virginia, né Leonard, alcuni libri editi dai due manifestano una leggerezza tale da dirsi moderna, e che ritroviamo tanto nella poetica delle opere, che nei supporti che la contengono: non abbiamo tomi ottocenteschi, né pesanti volumi. Sono per lo più libri molti brevi, che rispondono alle nuove abitudini moderne. Frammentari, come frammentaria era percepita la vita a inizio secolo.
Kew gardens ne è in questo senso l’esempio migliore.

 

⇒ Per saperne di più: leggi A Note by W. Morris on His Aims in Founding the Kelmscott Press e visita il sito della William Morris Society.

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